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5 sintomi di un diaframma bloccato.

Se ti senti spesso stanco, in ansia, con il fiato corto, e magari sperimenti sintomi come il dolore diffuso, la confusione mentale o disturbi digestivi, questo articolo potrebbe darti una grossa mano.

Spesso, quando ci sono queste condizioni, ci dimentichiamo dell'importanza del nostro muscolo vitale: il diaframma. E dico vitale non a caso, ma perché è esattamente il muscolo che ci tiene in vita, consentendoci di fatto di respirare.

Ad oggi sappiamo che un'alterazione del nostro respiro e della meccanica diaframmatica può avere enormi effetti deleteri sul nostro corpo e sulla nostra salute.

In questo articolo esploriamo esattamente la relazione che c'è tra respiro e diaframma, e quali sono i cinque sintomi più comuni che ti dicono che forse potrebbe essere lui il colpevole.

Cos'è il diaframma.

Il diaframma è un muscolo che fondamentalmente va letteralmente a tagliarci in due: si trova esattamente a metà della parte superiore del corpo, dividendo di fatto il torace dalla cavità addominale.

Ha questa forma a cupola, e si trova a contatto con le ultime coste.

Illustrazione anatomica del diaframma visto di fronte: la cupola muscolare separa i polmoni sopra da fegato e stomaco sotto

  • La cupola, in mezzo al troncoÈ il pavimento del torace e il tetto dell'addome insieme. Sopra i polmoni, sotto fegato e stomaco.
  • Aggancio sulle ultime costeSi inserisce lungo il bordo inferiore delle coste. Se resta contratto, quella zona accumula tensione: è il tipico dolore al fianco.
  • E dietro, sulle vertebreI pilastri posteriori si agganciano alle ultime dorsali e alle prime lombari. Da qui i fastidi tra le scapole e in zona lombare.
  • Nell'inspirazione scendeContraendosi si abbassa e i polmoni si espandono verso il basso. Nell'espirazione risale da solo, per ritorno elastico.

Illustrazione anatomica realizzata su misura per Wild Human.

Un muscolo che taglia il corpo in due. Guardando l'illustrazione si capisce la sua posizione strategica: è il pavimento del torace e il tetto dell'addome insieme. Ogni respiro lo muove su e giù, e con lui si muove tutto quello che gli sta attaccato.

Come funziona il respiro.

Il diaframma è il nostro muscolo respiratorio per eccellenza, nel senso che senza diaframma non riusciremmo fondamentalmente a respirare.

Quando il diaframma si contrae si abbassa verso il basso, invertendo la sua concavità, e abbassandosi permette ai polmoni di espandersi verso il basso e di essere riempiti d'aria. Questo è un movimento attivo: quando prendiamo aria e inspiriamo, il diaframma si contrae.

L'espirazione invece è un processo più passivo: una volta che il diaframma si è contratto, quando poi si rilassa ritorna nella sua posizione originale, riportando i polmoni verso l'alto.

Quindi quando butto fuori aria, in realtà, è un processo che dovrebbe avvenire passivamente, per un semplice ritorno elastico dato dalla contrazione precedente. Questo fa restringere i polmoni ed espellere l'aria, in questo caso la CO2 che hanno scambiato con l'ossigeno in entrata.

Nel video vedi il diaframma su un modello anatomico in movimento, con gli organi al loro posto.

Il rapporto con gli organi interni.

Ma il diaframma non è importante solo per il respiro. È interessantissimo anche da tanti altri punti di vista, e il primo è che sta a contatto con gli organi interni.

Subito sotto di lui abbiamo lo stomaco, l'intestino, la cistifellea, il fegato, e nella parte posteriore la zona renale. Tutta una serie di organi a stretto contatto con questo muscolo.

Ed è uno dei motivi per cui, quando questo muscolo lavora male, si sente. E per lavorare male intendiamo che rimane sempre contratto, accumula rigidità e tensione.

Cosa succede allora? Che anziché essere rilassato nella sua posizione originale rimane sempre un po' schiacciato verso il basso. E questo va a comprimere verso il basso tutti gli organi, aumentando la pressione della cavità addominale e impedendone il corretto funzionamento.

Perché in realtà, quando il diaframma funziona correttamente, il suo meccanismo di contrazione e rilassamento va a fare una sorta di massaggio sugli organi interni, favorendo per esempio la peristalsi e il transito intestinale.

Quindi avere un diaframma funzionale è estremamente importante anche per tutto ciò che riguarda l'apparato digerente.

Perché lo chiamano il secondo cuore.

C'è poi un altro punto di vista, ed è la sua relazione con l'apparato venoso.

Sappiamo che il diaframma, quando riusciamo a utilizzarlo correttamente, riduce la frequenza cardiaca, perché il cuore ha più spazio per espandersi, e con lei anche la pressione arteriosa. Ma è importante anche per la sua relazione con la vena cava inferiore, che attraversa il diaframma bucandolo, e da lì si porta verso il cuore.

Il diaframma viene chiamato anche il secondo cuore, e il motivo è questo: con la sua contrazione e il suo rilassamento va a cambiare le pressioni. Abbassandosi aumenta la pressione addominale e riduce quella toracica, e quindi per un semplice meccanismo di differenza pressoria favorisce la risalita del flusso ematico verso l'alto, attraverso la vena cava inferiore.

Quindi capisci che è importantissimo avere un diaframma mobile, disteso, rilassato, e che abbia un'ottima capacità contrattile e di rilassamento anche per il ritorno venoso. Ha tutta una serie di collegamenti e di funzioni importanti che non si limitano al respiro.

[ Prima di continuare ]

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I 5 sintomi di un diaframma bloccato.

Ultimo ma non per importanza, c'è tutta la relazione con le problematiche legate al dolore. E qui arriviamo ai segnali concreti.

1. Fiato corto e respiro alto

È il segnale più diretto: la sensazione di non riuscire a prendere un respiro pieno, di dover sospirare spesso, e un respiro che si sposta verso il petto e le spalle invece di partire dalla pancia. Spesso si accompagna ad ansia e stanchezza, perché respiro e sistema nervoso viaggiano nella stessa direzione, in entrambi i sensi.

2. Tensioni al collo e alle spalle

Questo è il meccanismo che vedo più spesso in studio. Se il diaframma non lavora bene, e quindi non riesce a fare la corretta meccanica per consentirci di respirare, cosa succede? Che la gabbia toracica, se non può espandersi verso il basso, l'unico altro modo che ha per espandersi è farlo verso l'alto.

E quali sono i muscoli reclutati per favorire questa espansione toracica verso l'alto? Chiaramente tutti i muscoli cervicali: l'elevatore della scapola, i trapezi, gli scaleni. Muscoli che normalmente non dovrebbero intervenire, ma che se c'è una disfunzione diaframmatica sono costretti a intervenire per sopperire a questa mancanza.

Dai oggi, dai domani, ecco che questi muscoli che non dovrebbero fare questo lavoro si prendono carico di un carico di lavoro troppo eccessivo rispetto a quello che dovrebbero fare. Quindi diventano più tesi, si rigidiscono, e insorgono le problematiche cervicali.

Illustrazione anatomica dei muscoli scaleni del collo, che scendono dalle vertebre cervicali fino alla prima costa

  • Gli scaleni si agganciano alle prime costeEcco il punto: tirando verso l'alto, sollevano il torace. Sono i primi a farsi reclutare quando il diaframma non porta l'aria in basso.
  • Con loro trapezi ed elevatore della scapolaOgni respiro alto alza un po' le spalle. Fatto una volta non è niente, fatto sempre diventa un carico.
  • Il conto della giornataFacciamo circa ventimila respiri al giorno. Se ognuno chiede una mano a questi muscoli, lavorano come se sollevassero un peso da mattina a sera.
  • Aiutanti, non protagonistiIl loro compito è dare una mano quando serve, per esempio sotto sforzo. Non sostituire il diaframma tutti i giorni.

Illustrazione anatomica realizzata su misura per Wild Human.

Ecco perché la cervicale non passa mai. Se il torace non può espandersi verso il basso, l'unico modo che ha è farlo verso l'alto. E allora tocca a questi. Il massaggio dà sollievo, ma il carico riparte al respiro successivo: finché non rimetti in funzione il diaframma, stai svuotando il mare col cucchiaio.

3. Dolore al fianco, tipicamente il sinistro

Altro problema molto comune, e tipico. Molte persone lo confondono con una problematica renale, perché esattamente in quella zona del fianco c'è il rene.

Ma dov'è l'inghippo? Che quando il diaframma è eccessivamente contratto, la parte sinistra della cupola diaframmatica è già di per sé meno mobile, perché lì si trova il cuore, e il polmone si espande di più verso il basso. Ha una conformazione asimmetrica.

Quella zona è quindi la zona che tipicamente accumula maggiori tensioni quando c'è una disfunzione meccanica del diaframma, e questo può creare irritazione, rigidità e dolore sulla zona delle ultime coste. Da qui il tipico dolore al fianco, per cui molte persone si spaventano, non sanno cosa sia e pensano a un attacco renale. Molto spesso, in realtà, è semplicemente il diaframma.

Attenzione
Detto questo, il fianco non è sempre il diaframma. Un dolore al fianco che si accompagna a febbre, brividi, sangue nelle urine, bruciore o urgenza urinaria, oppure che arriva a ondate violente e non passa in nessuna posizione, va valutato dal medico e non interpretato come una tensione muscolare.

4. Dolore tra le scapole e nella zona lombare

Se guardi dove si inserisce il diaframma, vedi che si aggancia alle ultime vertebre dorsali e alle prime vertebre lombari.

Quindi se c'è un'eccessiva rigidità e contrazione del diaframma, molto spesso si crea una maggiore tensione a livello delle sue inserzioni vertebrali. E questo può andare a causare dei fastidi riflessi, soprattutto nella zona posteriore: quella che molto spesso i pazienti riferiscono dalle scapole in giù, fino ad arrivare a problematiche lombari.

Non è una coincidenza che negli studi le persone con mal di schiena cronico mostrino un diaframma con escursione ridotta e una funzione posturale peggiore rispetto a chi non ha dolore. Se il tema ti riguarda, ne parlo a fondo nelle 10 verità sul mal di schiena.

5. Disturbi digestivi e reflusso

Abbiamo visto la compressione degli organi e il massaggio che manca. Ma c'è un dettaglio anatomico in più: nel foro in cui l'esofago attraversa il diaframma si trova il cardias, la valvola di sfogo tra esofago e stomaco.

Illustrazione anatomica del diaframma visto dal basso, con i tre fori attraversati da esofago, aorta e vena cava inferiore

  • I tre fori del diaframmaNon è una parete continua. Da uno passa l'esofago, e proprio lì si trova il cardias, la valvola tra esofago e stomaco.
  • Da un altro passa la vena cavaEcco perché muovendosi fa da pompa per il sangue di ritorno, e per questo lo chiamano il secondo cuore.
  • Dietro, il foro dell'aortaSta tra i due pilastri muscolari che scendono verso le vertebre lombari.
  • E lì accanto passa lo psoasÈ agganciato alle stesse vertebre: sono vicini di casa. È il motivo per cui un respiro corto irrigidisce anche l'anca.

Illustrazione anatomica realizzata su misura per Wild Human.

Il dettaglio che spiega il reflusso. Il punto in cui l'esofago attraversa il diaframma non è un buco passivo: il muscolo lì attorno partecipa alla tenuta della valvola. Se non si contrae e non si rilassa bene, quella barriera lavora peggio. Sullo psoas, se ti interessa, ho scritto una guida a parte.

Quindi capisci che se il diaframma è sempre contratto, o meglio se non ha una buona capacità di contrarsi e di rilassarsi, può favorire la risalita dei succhi gastrici verso l'alto. Ed è un punto su cui la ricerca ci ha dato una conferma interessante: allenare i muscoli respiratori migliora la barriera antireflusso e riduce i sintomi.

Cosa fare.

Quindi capisci come sia estremamente importante andare a lavorare sul nostro diaframma: conoscerlo, capire quali sono le sue funzioni, per poi rimetterlo in sesto. E garantirci dei benefici non solo in termini di respirazione, ma proprio in termini generali: apparato digerente, metabolismo, reflusso gastroesofageo, tensioni, ritorno venoso, frequenza cardiaca.

Il punto di partenza non è un esercizio complicato, è tornare a respirare dove si deve respirare. La respirazione diaframmatica guidata, con l'esercizio pratico da fare subito, la trovi nella guida sui sintomi fisici da ansia e stress.

E se i tuoi sintomi si concentrano su collo e spalle, il pezzo che ti serve dopo questo è quello su cervicale, ansia e stress: lì trovi il circolo vizioso completo e come uscirne.

Spero di averti dato qualche spunto utile su cui riflettere.

Ci leggiamo alla prossima,
Rob 🙂

[ Il passo successivo ]

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Roberto Bombagi

Roberto Bombagi

Fisioterapista e divulgatore scientifico

Da diversi anni mi occupo di divulgare salute e benessere generale, traducendo la ricerca scientifica su dolore, sonno e stress in cose che puoi applicare davvero, senza scorciatoie e senza allarmismi. La salute non è questione di genetica: con le scelte quotidiane puoi fare molto più di quanto pensi.

Fonti

  1. Bordoni B, Zanier E. Anatomic connections of the diaphragm: influence of respiration on the body system. Journal of Multidisciplinary Healthcare, 2013;6:281-291.
  2. Kolar P, Sulc J, Kyncl M, et al. Postural function of the diaphragm in persons with and without chronic low back pain. Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2012;42(4):352-362.
  3. Hodges PW, Gandevia SC. Changes in intra-abdominal pressure during postural and respiratory activation of the human diaphragm. Journal of Applied Physiology, 2000;89(3):967-976.
  4. Nobre e Souza MÂ, Lima MJV, Martins GB, et al. Inspiratory muscle training improves antireflux barrier in GERD patients. American Journal of Physiology: Gastrointestinal and Liver Physiology, 2013;305(11):G862-G867.
  5. Miller JD, Pegelow DF, Jacques AJ, Dempsey JA. Skeletal muscle pump versus respiratory muscle pump: modulation of venous return from the locomotor limb in humans. Journal of Physiology, 2005;563(3):925-943.
  6. Vostatek P, Novák D, Rychnovský T, Rychnovská S. Diaphragm postural function analysis using magnetic resonance imaging. PLoS One, 2013;8(3):e56724.
[ Domande frequenti ]

Diaframma: risposte rapide.

I cinque più comuni: fiato corto con respiro alto e spesso ansia, tensioni a collo e spalle, dolore al fianco (tipicamente il sinistro), dolore tra le scapole e nella zona lombare, disturbi digestivi e reflusso. Spesso convivono, perché hanno la stessa origine meccanica.

Perché muovendosi cambia le pressioni interne: abbassandosi aumenta la pressione addominale e riduce quella toracica, e questa differenza favorisce la risalita del sangue verso il cuore attraverso la vena cava inferiore, che attraversa il diaframma. In pratica dà una mano alla circolazione di ritorno.

Sì, ed è frequente che venga confuso con un problema renale. La cupola sinistra è già meno mobile per la presenza del cuore, quindi accumula più tensione e può irritare la zona delle ultime coste. Ma un dolore al fianco con febbre, sangue nelle urine o bruciore urinario va valutato dal medico.

Può contribuirci. Nel punto in cui l'esofago attraversa il diaframma c'è il cardias, la valvola tra esofago e stomaco: se il diaframma non si contrae e non si rilassa bene, quella barriera lavora peggio. Negli studi l'allenamento dei muscoli respiratori migliora proprio la barriera antireflusso.

Dal riportare il respiro nella pancia invece che nel petto, per pochi minuti al giorno e con costanza. Non serve un esercizio complicato: trovi la respirazione guidata nella guida sui sintomi fisici da ansia e stress. Se c'è dolore importante o persistente, prima una valutazione.